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Chiesa di San Giovanni Battista (Signa)
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Antico Telaio
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Scorcio panoramico sul Parco Dei Renai
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Tramonto sul Parco dei Renai
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Villa Medicea di Poggio a Caiano
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Veduta aerea della Villa Medicea di Poggio a Caiano
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Veduta dall’alto della Villa Medicea di Artimino
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Facciata Villa Medicea di Artimino
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Splendida veduta delle colline del Montalbano
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I pregiati vitigni del Montalbano
L’ Anello del Rinascimento e il Parco Dei Renai
Una “passeggiata” lunga più di 170 chilometri che abbraccia la città e ha il suo centro ideale nel capolavoro di Filippo Brunelleschi, la cupola del Duomo di Firenze. Attraverso boschi e campi coltivati, l’Anello tocca monasteri, castelli, pievi antiche, ma entra anche nel cuore di Firenze, di Fiesole e di altri comuni della provincia fiorentina. una proposta escursionistica che si prefigge di far conoscere i dintorni di Firenze, estremamente interessanti sia per l’aspetto paesaggistico- naturalistico che per l’aspetto artistico e per le connotazioni storiche.
L’intero percorso dell’Anello del Rinascimento è alla portata di tutti, è adatto alla camminata o alla mountain bike. L’itinerario infatti è stato individuato nei tratti dell’antica rete viaria fiorentina, ormai desueti e dimessi, evitando le strade asfaltate con poche eccezioni. Uno dei tanti percorsi che caratterizzano L’Anello Del Rinascimento è quello che va da Signa a Firenze, un itinerario completamente pianeggiante che parte dal Parco dei Renai, con i suoi specchi d’acqua e risale il corso dell’Arno per arrivare al Parco delle Cascine alle porte della città. Il parco dei Renai non solo fa parte dell’itinerario che conduce a Firenze, ma dà l’opportunità ai visitatori di divertirsi e trascorrere belle ore all’aria aperta tra attività sportive e di intrattenimento, con una piscina semi olimpionica, uno stabilimento balneare vicino al lago, un club nautico con le sue attrazioni e con la possibilità di praticare sport acquatici e tante altre attrazioni…..
Pieve di SS Giovanni Battista e Lorenzo
La chiesa di San Giovanni Battista (o della Beata ) Edificata fra il VII secolo e il IX secolo, conserva il corpo della Beata Giovanna, patrona di Signa. Nella cappella a destra dell’altar maggiore Lorenzo esiste un bellissimo ciclo di affreschi, interamente dedicato ai Miracoli della Beata Giovanna, ovvero la giovane pastorella che divenne il simbolo delle spiritualità del popolo signese. L’opera restaurata svela gli otto miracoli operati dalla Beata – quattro mentre era ancora in vita e quattro dopo la morte – e fornisce una serie di sorprendenti raffigurazioni del paesaggio Per celebrare la Beata nel 1383 il pievano di Signa istituì un festa in suo onore nei giorni tra il 9 novembre e l’11 novembre. Durante la traslazione del corpo della pastorella, la data fu spostata al Lunedì dell’Angelo e i festeggiamenti si susseguono dal giorno di Pasqua al Martedì successivo durante i quali viene esposta l’urna della Beata al pubblico.
Museo della paglia e dell’intreccio “Domenico Michelacci”
Nato nel 1998 dall’iniziativa di alcuni industriali locali, sostenuta dal Gruppo Archeologico Signese e dal Comune di Signa, il Museo si pone non solo come luogo di raccolta e conservazione di uno straordinario patrimonio legato all’economia toscana tra i secoli XVIII e XX, ma anche come centro di promozione culturale. Partendo dal recupero di una memoria storica collettiva, il Museo vuol essere un punto di riferimento per il restauro dei reperti, la formazione di personale e l’offerta di servizi alle aziende del settore. La raccolta comprende attrezzi, materie prime, manufatti, campionari, documenti e archivi di aziende, enti e associazioni e materiale iconografico, relativi alla lavorazione e alla commercializzazione della paglia a Signa e nel mondo.
La Villa Medicea di Poggio a Caiano
La Villa Medicea di Poggio a Caiano fu fatta edificare da Lorenzo de’ Medici e dai suoi eredi su disegno di Giuliano da Sangallo tra il 1445 e il 1520 circa, con una probabile pausa tra il 1495 e il 1513 dovuta all’esilio dei Medici. Essa rimase sempre la residenza estiva dei Medici e, oltre ad ospitare numerose personalità, fu teatro di importanti avvenimenti della loro storia dinastica, come i festeggiamenti per i matrimoni tra Alessandro de’ Medici e Margherita d’Austria (1536), Cosimo I ed Eleonora da Toledo(1539), Francesco I e Bianca Cappello, già sua amante (1579).La Villa di Poggio era passaggio obbligato per tutte le nuove spose granducali, che prima di recarsi in città ricevevano qui l’omaggio della nobiltà fiorentina: è il caso di Giovanna d’Austria, prima moglie di Francesco I e di Cristina di Lorena, moglie di Ferdinando I. Nella Villa di Poggio, nell’Ottobre 1587, trovarono la morte gli stessi Francesco I e Bianca Cappello, l’una a un giorno di distanza dall’altro, per febbre terzana, anche se la tradizione orale tramandò la diceria che fossero entrambi morti per avvelenamento.
La Villa fu la residenza preferita del figlio di Cosimo III, il principe Ferdinando, grande amante delle arti, che ne fece un attivissimo centro culturale. Alla morte di “Giangastone” (1737), fratello di Ferdinando ed ultimo discendente dei Medici, la Villa passò ai nuovi Granduchi toscani, gli Asburgo-Lorena, che continuarono ad utilizzarla come residenza estiva o come punto di sosta durante i loro viaggi verso Prato o Pistoia.Con la conquista napoleonica, la Toscana entrò nella sfera di influenza francese, prima come regno d’Etruria e poi come parte dello stesso Impero francese. La Villa subì modifiche interne ed esterne (soprattutto ad opera di Pasquale Poccianti) su iniziativa della reggente Maria Luigia d’Etruria e successivamente di Elisa Baciocchi Buonaparte, sorella di Napoleone, dal 1804 principessa di Lucca e Piombino e dal 1809 granduchessa di Toscana. La Villa di Poggio divenne una delle sue residenze preferite e pare che proprio qui si sia consumata una presunta relazione amorosa tra lei e il celebre violinista Nicolò Paganini, che tenne nel teatro della Villa numerosi concerti. Con la restaurazione proseguirono le riparazioni e i lavori di riordino, lavori che ripresero con la costituzione del Regno d’Italia e l’avvento dei Savoia.Quando Firenze divenne capitale Vittorio Emanuele II, amante dei cavalli e della caccia, provvide ad una ristrutturazione della Villa: furono costruite nuove scuderie, alcune sale al piano terra vennero ridecorate e il grandioso salone Leone X°, al primo piano, si trasformò in una sala da biliardo. Con Vittorio giunse al Poggio anche la “bella Rosina”, ossia Rosa Vercellana, una popolana torinese, amante del re e poi sua moglie morganatica. Testimonianza di questa ennesima storia d’amore che ha avuto come teatro la Villa sono due belle camere da letto, visitabili al primo piano.Nel 1919 l’Amministrazione della Real Casa donò la Villa allo Stato Italiano. La cascina di Poggio a Caiano-Tavola e le scuderie, che con la Villa costituivano un complesso unitario di grande valore architettonico, furono invece cedute, sempre nel primo dopoguerra, all’Opera Nazionale Combattenti e Reduci e successivamente vendute ai privati.
Villa di Artimino “La Ferdinanda”
La villa è la sintesi del modello della dimora extraurbana rinascimentale, che si spoglia della sua funzione difensiva, come si può ancora notare in altre ville del periodo, ed abbraccia un nuovo stile per quanto riguarda la disposizione degli ambienti e soprattutto per il rapporto che va a creare con il paesaggio circostante che muta in una nuova esplosione strutturale data dall’uomo. La villa sorge nel borgo di Artimino, ed è collegata ad esso attraverso una strada che unisce gli apici dei colli.
Sulla sinistra si staglia l’imponente dimora medicea, voluta da Ferdinando I e dal quale poi ne prenderà il nome, proprio al centro del Barco Reale. La famiglia De Medici nel corso del Cinquecento aveva acquistato molte proprietà fondiarie, che andavano dai boschi alle aree paludose, apparentemente non lucrosi, ma che si rivelarono delle vere e proprie riserve di caccia, pesca e pascolo più che redditizie.
Tale fenomeno da il via alla costruzione e ristrutturazione di questi edifici, utili per il soggiorno dei proprietari e degli ospiti nei periodi di caccia o in altre occasioni.Il Barco Reale venne creato da Cosimo I, quando acquistò un’ampia zona boschiva che andava dalle pendici del poggio di Artimino fino a Vinci, trasformandola presto in una riserva di caccia ricca di cervi, cinghiali e lepri.Ma la costruzione della villa la dobbiamo a Ferdinando I, particolarmente amante della caccia e conquistato dal paesaggio che si poteva ammirare dal colle di Artimino vecchio, prima fece accrescere il valore del territorio ed in seguito volle l’edificazione della villa affidando il progetto all’architetto di corte Bernardo Buontalenti.L’uomo, non più giovane, non si recò personalmente sul luogo, ma curò i lavori dalla residenza fiorentina di Via Maggio. In soli quattro anni, nel 1600 fu completata. Ma il committente ed i suoi successori non utilizzarono molto la villa fino a Cosimo III che la riportò al suo splendore originale.Abbandonata nuovamente per tutto il periodo lorenese, il granduca Pietro Leopoldo di Lorena fu costretto a cederla ai marchesi Bartolomei. A tale proposito si racconta che sia stato costretto a suggellare tale accordo per evitare uno scandalo, in quanto il Granduca aveva compromesso una giovano Bartolomei.La villa passò di eredità in eredità; dai Bartolomei ai Passerini e nel 1911 ai Maraini. Grazie a questa famiglia si ebbe il restauro dell’edificio e la costruzione della scala esterna che porta al piano nobile. Nel 1930 la scala a tenaglia venne realizzata da Lusini che la progettò basandosi sui disegni del Buontalenti (oggi ospitati nel Gabinetto disegni e stampe degli Uffizi). Il restauro riportò la villa all’aspetto fiero delle origini ma venne di nuovo danneggiata, questa volta non dal tempo, ma dall’uomo, durante la guerra.Ferdinando e Giovanni Poggi, la restaurarono nuovamente e negli anni Cinquanta venne ceduta a Emilio Riva, il quale la spogliò dei suoi arredi nel 1969. L’ultimo compratore della villa fu nel 1970 una società che tutt’ora ne ha la proprietà.L’edificio oggi ospita convegni, manifestazioni, e nel piano interrato ospita dal 1983 il Museo Archeologico di Artimino che conserva importanti reperti etruschi.La costruzione è un misto di stili: la tradizione rinascimentale fiorentina, gli avancorpi angolari suggeriscono uno scopo difensivo-militare, la singolare loggetta, le rampe ed i terrazzi bastionati. La villa ha una struttura piuttosto semplice.La pianta è rettangolare e la sua struttura semplice, basti pensare al solo intonaco bianco, suggerisce l’idea di un castello-fortezza.Dal piano interrato si snoda un basso corridoio, scavato in antichità nella roccia, che portava ad un’uscita segreta lontano dalla villa.Al piano terreno, invece, vi si poteva accedere anche con i cavalli ed ospitava l’armeria e le cantine granducali. Lo scalone esterno, costituito da due rampe laterali concave ed una rampa rettilinea, permette di accedere al piano nobile e alla loggia posta a filo di facciata, sorretta da quattro colonne tuscaniche con basamenti collegati da un parapetto a balaustrini
Il Montalbano: una terra fra natura, arte, e cultura
I Tumuli di Montefortini e Boschetti: Nella frazione di Comeana, nel comune di Carmignano,dalle tombe gentilizie ai piedi del colle Artimino rimane il tumulo di Motefortini: una collinetta artificiale con all’interno due sepolture a camera. La prima denominata tholos ha una forma circolare coperta a falsa cupola e con pilastro centrale. Dal vestibolo coperto si accede alla sala dove si trova la terrazza-altare dove viene deposto il defunto, datata alla metà del VII secolo a.c. . L’altra a pianta rettangolare è più recente di almeno 50 anni. Da entrambi sono stati presi preziosi corredi con splendidi oggetti d’osso e d’avorio, armi in ferro, oggetti in bronzo ed oro, vasellame, una straordinaria coppa di vetro blu e una fiaschetta egizia.
Poco distante si trova la tomba dei Boschetti, tomba etrusca di modeste dimensioni formata da una cella a pianta rettangolare, a cui si accede tramite un vestibolo pavimentato con un’unica lastra. Le pareti sono costituite da grandi lastre di arenaia infisse verticalmente. Qui sono stati recuperati frammenti di collane in vetro blu, resti di armi in ferro e vads di ceramica con figure nere e rosse. L’oggetto più importante è però la pisside d’avorio ricavata da una zanna di elefante.
Sito Archeologico di Pietra Marina (Carmignano): L’area di Pietramarina – uno dei luoghi più affascinanti del Montalbano, costituisce anche uno dei poli del Parco archeologico di Carmignano, inserito in una splendida cornice naturalistica. Il sito, infatti, per un lungo arco di tempo – almeno dal VII al II secolo a.C. – è stato occupato da un insediamento etrusco e conserva le tracce di una frequentazione medioevale, probabilmente anche in virtù della sua straordinaria posizione strategica, grazie alla quale doveva costituire un eccezionale punto di controllo del territorio. La sommità del colle è racchiusa da una bella cinta muraria, chiaramente identificabile in tutta la sua estensione e già indagata per un tratto lungo il fianco Ovest.
Vinci, la città di Leonardo
Immersa tra vigne ed oliveti che regalano ottimo vino e olio pregiato, Vinci è situata sulle pendici del Montalbano, tra le province di Firenze e Pistoia. Nato come possedimento dei Conti Guidi nella prima metà del XII secolo, il Castello di Vinci passò sotto il dominio fiorentino tra il 1254 e il 1273 e fu trasformato in Comune. A Vinci, in località detta Anchiano, Leonardo nacque il 15 aprile 1452 e trascorse gli anni della fanciullezza: al suo genio universalmente riconosciuto sono legati i luoghi più suggestivi della città. Nucleo originario dell’abitato è il Castello dei Conti Guidi, che circuiva un tempo la sommità del poggio secondo la caratteristica forma ellittica ancora ben evidente. Del complesso rimane ancora oggi la rocca con l’alta torre centrale . Nella piazza panoramica retrostante l’ingresso al castello è collocata la grande scultura lignea di Mario Ceroli (1987) che interpreta l’immagine dell’Uomo vitruviano di Leonardo.A pochi metri di distanza, sulla piazza dei Guidi riconfigurata con lo scenografico intervento urbano di Mimmo Paladino (2006), si affaccia l’ingresso al Museo Leonardiano: la Palazzina Uzielli ospita infatti la biglietteria del museo e le due sezioni delle macchine da cantiere e delle macchine della manifattura tessile mentre il resto del percorso prosegue all’interno del Castello dei Conti Guidi dove sono esposti oltre 60 modelli di macchine leonardesche, ognuno dei quali presentato con precisi riferimenti ai disegni e alle annotazioni manoscritte dell’artista.Entro il perimetro dell’antico castello, completano l’itinerario la chiesa di Santa Croce con il fonte battesimale presso il quale si ritiene essere stato battezzato Leonardo, e la Biblioteca Leonardiana, centro di documentazione specializzato sull’opera del Vinciano, che possiede la riproduzione in facsimile di tutti i manoscritti e disegni di Leonardo.Lungo la sottostante via Montalbano si trova il Museo Ideale Leonardo Da Vinci, una collezione privata che raccoglie documenti e ricostruzioni su Leonardo. Nella centrale piazza della Libertà è collocato il monumento equestre in bronzo (1997) della scultrice Nina Akamu, ispirato ai numerosi disegni di cavalli di Leonardo
Dal centro di Vinci, percorrendo tra gli oliveti l’antico sentiero denominato “strada verde” o la strada panoramica, si raggiunge ad Anchiano la Casa natale di Leonardo, tipica dimora rurale quattrocentesca del contado toscano in cui è tradizionalmente attestato che Leonardo sia nato il 15 aprile 1452.
Museo Archeologico e della Ceramica di Montelupo
Con la costruzione del Castello nell’Alto Medioevo e con la presenza della Repubblica Fiorentina, che ne ampliò l’abitato, si sviluppò nel territorio di Montelupo la lavorazione della ceramica smaltata, la maiolica, che in breve tempo divenne attività predominante, tanto da trasformare Montelupo in uno dei maggiori centri di fabbricazione di maioliche del bacino del Mediterraneo.Il Museo, inaugurato nel 1983, raccoglie la produzione ceramica locale dagli inizi del Trecento alla fine del Settecento. Esso testimonia la diffusione che le maioliche ebbero soprattutto in età rinascimentale, quando le maggiori famiglie fiorentine si rivolgevano alle fornaci di Montelupo per la realizzazione di oggetti in ceramica. La collezione storica di ceramiche (circa 1.500 reperti) copre un periodo che va dal 1280 circa fino a tutto il secolo XVIII. Del percorso museale fa parte anche un’antica fornace, che conserva le sue strutture originali, dove è allestito il laboratorio sul ciclo produttivo della ceramica. Il Museo conserva, inoltre, una ricca collezione di reperti archeologici (circa 60.000 pezzi) raccolti sul territorio comunale, databili dalla Preistoria al Medioevo, oltre alla Collezione Azzati, che comprende circa 150 manufatti in ceramica delle antiche civiltà del Mediterraneo, databili tra il 1200 a.C. e il V secolo.
Outlets vicino Firenze
Per poter apprezzare la qualità di famosi stilisti italiani ed internazionali con un occhio al risparmio, a pochi chilometri da Firenze sono numerosi gli outlet che offrono capi di grandi marche a prezzi ridotti dal 30 al 70% tutto l’anno.
Barberino Designers Outlet (McArthurGlen): Situato tra le colline vicino al lago di Bilancino, il Barberino Designer Outlet è un outlet-villaggio ispirato alle architetture rinascimentali di Firenze. Oltre 100 negozi dove si possono trovare le migliori marche della moda, tra cui Alinari, Calvin Klein, Guess, Missoni, Prada, a prezzi molto ridotti. All’interno del centro sono presenti dei graziosi caffè ristorante che vi permetteranno di partire la mattina e passare tutta la giornata a fare shopping.
The Mall: sorge in località Leccio nel cuore delle colline della Toscana. Qui potrete trovare gli store di Alexander McQueen, Armani Jeans, Bottega Veneta, Burberry, Ermenegildo Zegna, Fendi, Giorgio Armani, Gucci, Hogan, La Perla, Loro Piana, Ferragamo, Tod’s, Valentino, Yohji Yamamoto, Yves Saint Laurent. Un appuntamento unico per chi ama le grandi marche e il vestir bene.